Io vi parlo di libertà
di Gianna Nobile

L’esperienza del presidente di uno stato dell’area caucasica, all’indomani di un conflitto inaspettato. Mikheil Saakasvili, presidente georgiano, in “Io vi parlo di libertà” (Spirali, 2009), risponde apertamente e in modo dettagliato alle domande di Raphael Glucksmann, figlio del famoso filosofo francese André Glucksmann.
Vengono esplorate alcune questioni legate al difficile assetto degli stati nati dall’ex Unione Sovietica come l’acuirsi delle tensioni nazionalistiche, la difficoltà ad uscire da una mentalità statalista, il contributo dell’Occidente per l’affermarsi della democrazia e di un’economia liberista. Questioni fondamentali sia per la Russia sia per quegli stati da poco divenuti indipendenti e su cui la “grande madre Russia”, stando a Saakasvili, intende esercitare un controllo. Alla crisi russo georgiana dell’agosto 2008 è dedicato l’intero primo capitolo, in cui il presidente di Tbilisi racconta la sua versione dei fatti: quella georgiana è stata la risposta a una pretesa di controllo dei confini con l’Ossezia, e non un attacco, come invece è stato diffuso dai media russi.
In questo libro c’è la traversata intellettuale e di vita di Saakashvili: la prima formazione scolastica avvenuta durante il regime sovietico, l’educazione familiare in cui sono emersi molti riferimenti alla cultura occidentale e ai valori della libertà, l’interesse crescente verso il mondo occidentale e verso il liberalismo fino al soggiorno per motivi di studio all’Aia, a Strasburgo e negli Stai Uniti. In questo contesto avviene l’ incontro e il matrimonio con Sandra, la moglie olandese, poi l’inizio e la prosecuzione dell’avventura a capo del governo georgiano.
La conoscenza di questi elementi e la generosità con cui l’autore ne parla danno un inedito punto di vista su Saakasvili e al suo contributo per lo sviluppo della democrazia in Georgia, e oltre come ipotesi per tutti gli stati che hanno vissuto e vivono sotto regimi totalitari. E’ significativo il titolo dato a questa lunga e articolata intervista : “Io vi parlo di libertà”. Un uomo nato e cresciuto in Unione Sovietica parla di libertà, e con il significate “io” rafforzato nel titolo, muove una provocazione rispetto alle strutture totalitarie appartenenti all’ex regime sovietico, in cui è cresciuto.
È interessante il modo in cui il Presidente georgiano descrive il movimento rivoluzionario in Georgia e che ha portato alle dimissioni di Sevardnadze nel 2003. Saakashvili racconta di aver preso parte a quel governo nel 1995, quando ancora credeva possibile una transizione graduale dal sistema postsovietico a una società democratica e liberale. Poi, accorgendosi che gli intrecci con il sistema di privilegi e corruzione non era stato per nulla intaccato, capisce che per il suo Paese è assolutamente necessario cambiare le regole su cui si era basata fino ad allora la politica nazionale. Ne segue un movimento rivoluzionario, la “Rivoluzione delle rose” così chiamato perché prima di occupare il Parlamento i manifestanti hanno regalato una rosa alle attiviste, a sottolinearne il carattere pacifico. Saakashvili parla dei rivoluzionari come di persone che si sono riappropriate della loro dignità e che hanno acquisito una forma di autodisciplina: le sedi occupate non sono state minimamente saccheggiate e, durante le occupazioni, la priorità è stata costruire progetti per il futuro senza alcuna rivendicazione rispetto al passato. Glucksmann nota che la maggior parte dei sostenitori di Saakashvili all’epoca della rivoluzione appartengono ai ceti più poveri, pur essendo lui un deciso promotore del liberalismo. Non solo, la dura opposizione creatasi successivamente è composta da persone appartenenti agli strati sociali più alti. Questo si spiega, secondo il Saakashvili, con il fatto che la classe borghese, composta in larga parte da ricchi funzionari, vede nelle sue scelte politiche un pericolo per i propri privilegi. L’impegno di Saakashvili è volto ad instaurare nuove regole per scardinare il sistema di privilegi e corruzione su cui si basava anche il governo post sovietico di Sevardnadze, condizione necessaria secondo lui per instaurare la democrazia ed un’economia basata sul liberalismo: “Il liberalismo rappresenta un formidabile strumento egualitario, mette in questione le posizioni acquisite, le rendite e le tradizioni. Secondo me è la filosofia politica più sovversiva e il migliore fattore di aggiustamento di rapporti economici, sociali, culturali e quindi politici”. (pag.120) Questa la vera rivoluzione che Saakashvili racconta nel libro: l’applicazione di tali principi a una società di casta come quella postsovietica. E rispetto alla questione della forte opposizione che lo ha portato a dimettersi nel 2008 per poi essere rieletto con una netta maggioranza, Saakashvili risponde che molto dello scontento nel suo Paese è derivato dalla difficoltà di introdurre in tempi rapidi le trasformazioni economiche e sociali attese. E ancora, ribadisce con forza che l’essenza e la garanzia della democrazia è data proprio dall’esistenza di un’opposizione che possa esprimere in modo libero il proprio dissenso e che avanzi nuove ipotesi pragmatiche.
Un appello, quello di Saakashvili, che sottolinea come la Georgia sia europea per storia e tradizioni. Il compito, che lui ritiene di dover assolvere per chi lo seguirà nella direzione del Paese, è di trasmettere uno stato stabile e indipendente che sia in grado di ancorare definitivamente la Georgia allo spazio democratico occidentale.

